La Corte di giustizia europea torna sull’Imu e l’Ires della Chiesa cattolica

Torna d’attualità il tema degli sconti sulle attività degli enti ecclesiastici

Torna d’attualità lo sconto fiscale sulle tasse Imu e Ires praticato dallo Stato italiano nei confronti della Chiesa cattolica. A riportare alla ribalta la questione è la Corte di giustizia europea, con sede nel Lussemburgo, che ha deciso di ritenere ammissibile nel merito il ricorso presentato oramai nel 2006 da due esponenti del partito Radicale italiano. La loro azione prendeva vita a seguito dell’approvazione di una legge da parte del governo Berlusconi, in piena campagna elettorale, volta a garantire ampie detrazioni sulle imposte dovute dagli enti ecclesiastici cattolici. Si trattava di uno sconto del 100% dell’Imu, l’imposta sugli immobili, e del 50% sull’Ires, la tassa sul reddito, da pagare in base ai proventi di attività sanitarie, di istruzione e alberghiere.

A seguito di varie denunce e archiviazioni si è giunti fino al 2012, anno in cui l’antitrust europeo ha riconosciuto che gli sconti riservati si configuravano come aiuti di Stato discriminatori nei confronti di tutti gli altri concorrenti. Da qui la decisione del governo Monti di sanare in parte la situazione stabilendo il pagamento dell’Ires per le attività a fini di lucro, inserendo però così tante variabili che in sostanza tutto è rimasto immutato. L’Unione europea dal proprio canto non ha vigilato e non ha preteso la restituzione delle somme dovute. Da qui prende spunto la nuova decisione del tribunale europeo di chiedere conto di questo immenso gettito di denaro, circa un miliardo di euro all’anno di imposte non pagate a partire dal 2008, se venisse considerata nel calcolo anche l’Imu. Entro il 10 dicembre da Bruxelles dovrà giungere una memoria difensiva, altrimenti sarà finalmente possibile pretendere quanto dovuto. Ma siamo certi che la storia non sia per nulla scritta nemmeno questa volta.

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