Giorni migliori, uno spettacolo sulle migrazioni e sul dramma delle badanti

A colloquio con Cristiana Voglino, attrice del gruppo «Assemblea Teatro»

Da domani fino a sabato 8 novembre presso il Teatro Agnelli, via P. Sarpi 111 (To), lo storico gruppo «Assemblea Teatro» porta in scena lo spettacolo «Giorni migliori», testo di Laura Pariani, 
regia di Giovanni Boni e Renzo Sicco, 
con la partecipazione di Luca Zanetti alla fisarmonica, 
canzoni gentilmente concesse dal repertorio di Antonella Ruggiero
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Il lavoro, prodotto nell’ambito del XIX Festival delle colline torinesi, dà voce alla massa operosa e silenziosa delle badanti, forse il frutto più diffuso dell’immigrazione presente nel nostro paese: donne che lasciano nei loro paesi di origine figli, nipoti, mariti, per curare e accudire gli anziani delle nostre città. Le storie di queste donne, massa operosa e silenziosa, sono l’occasione per riflettere sull’emigrazione di ieri, maschile, italiana, e su quella d’arrivo di oggi, femminile che viene soprattutto dal Sud dell’America e dall’Europa dell’Est.

Tra i protagonisti dello spettacolo c’è Cristiana Voglino, attrice, cantante, danzatrice, musicista, scrittrice, che dal 1990 collabora stabilmente con Assemblea Teatro. Si è dedicata alla didattica attraverso il centro Limen Teatro e all’agenzia di formazione AnteScena. Cristiana, valdese, è autrice dei libri «Aiutami a non aver paura» (che è anche uno spettacolo e un’iniziativa sociale), e «La pedagogia del coraggio», entrambi editi dall’editrice Claudiana. A lei abbiamo chiesto di parlarci di «Giorni migliori».

«Su una grande nave posta in scena si dipana l’intreccio costante tra i drammi dell’emigrazione degli uomini all’inizio del Novecento e quelli dell’immigrazione delle donne dagli anni ‘70 in avanti. Il lavoro è nato dall’idea di parlare delle badanti, realtà che riguarda un po’ tutti e tutte noi, ma poi in corso d’opera è diventato qualcosa di più. Ciò che emerge dalle storie narrate è che, pur essendo passati tanti anni nei quali è stato fatto un percorso sul piano della parità tra uomini e donne e sul piano della difesa dei diritti dei lavoratori, accadono le stesse cose: le memorie degli uomini italiani che andavano in Sud America sono simili a quelle delle donne che lasciano il Sud America per venire a lavorare oggi nel nostro paese»

L’accento è dunque posto sul dramma del lavoro e dello sfruttamento di queste donne?

«Sì. Ovviamente senza dare giudizi di merito sulle persone che ospitano queste donne che si prendono cura dei nostri anziani, dei nostri figli, delle nostre case, il lavoro vuole evidenziare il dramma di queste donne che sono sole, non hanno tempo libero per creare nuove relazioni; vivono non solo la solitudine ma anche il senso di colpa dell’essere lontane dalla proprie famiglie, alle quali mandano notizie celando tutto il dolore e la sofferenza. Nello spettacolo vengono messe a confronto, ad esempio, le epistole che gli uomini scrivevano alle loro moglie e morose di una volta, con quelle che oggi le immigrate mandano ai propri cari. L’appello è a vigilare sulla difesa dei diritti delle donne lavoratrici».

Assemblea Teatro, da sempre impegnato a dar voce alla gente comune raccontando le vite degli ultimi, con questo nuovo allestimento invita a riflettere sul popolo dei migranti che, ieri come oggi, si sono messi in viaggio sognando e sperando giorni migliori. Lo spettacolo sarà in scena fino a sabato 8 Novembre presso presso il Teatro Agnelli, via P. Sarpi 111 (To). Per informazioni e prenotazioni: 011-304.28.08.

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