Dal Sinodo dei vescovi «un'apertura evangelica» sul temi della famiglia

Il pastore Paolo Ribet: «C’è davvero un vento nuovo che soffia e tutti i cristiani devono essere contenti»

Sabato 18 ottobre si è concluso il Sinodo dei vescovi, l’assemblea rappresentativa di cardinali e vescovi della Chiesa cattolica riunita per discutere temi relativi a famiglia, sessualità e riconoscimento delle coppie omosessuali. La relazione finale, che riassume le principali decisioni e riflessioni dell’assemblea, servirà da documento di lavoro per il Sinodo ordinario, sullo stesso tema, che si svolgerà nell’ottobre del 2015.

Il pastore Paolo Ribet, che negli anni passati è stato coordinatore del gruppo di lavoro della Tavola valdese sui modelli di famiglia, ha commentato con noi la fine dei lavori sinodali.

Un commento su questo Sinodo dei vescovi?

«L’impressione che ho avuto è che sia stato trattato un argomento importante che da molte parti non si ha voglia di affrontare: anche a livello politico, le unioni o il riconoscimento da parte dello Stato delle coppie dello stesso sesso sono rallentate, anche per colpa della Cei. Ora si è scoperto che il matrimonio va affrontato con parole nuove, con concetti nuovi. Sono 50 anni che si discute su questo tema, in ambito cattolico, finalmente con papa Francesco si è accettato che questo è un tema attuale e importante. Ricordo che solo nel solo 2011 la Chiesa valdese ha fatto quel discusso documento sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso, dunque anche noi non siamo stati velocissimi. Al momento di prendere le decisioni le spaccature ci sono, le dinamiche del Sinodo cattolico mi ha ricordato quelle del Sinodo valdese».

In realtà, in questi giorni uno stimolo politico c’è stato, il sindaco di Roma Marino, che ha riconosciuto 16 unioni omoaffettive, o le dichiarazioni del premier Renzi.

«Succede per la politica quello che succede nella Chiesa cattolica, anche se non c’è un papa che dà una direzione. Ci sono diverse resistenze, delle destre, di parte del mondo cattolico preoccupato di fare dei passi per non scontentare la Cei, senza rendersi conto che quella chiesa a cui vogliono essere fedeli va più veloce di loro. I sindaci, che sono più vicini alla gente, hanno capito che bisogna dare una risposta a queste realtà. Alcuni parlano delle lobby dei gay, ma non credo che sia così, si tratta solo di riconoscere dei diritti alle persone. Persone che vivono da secoli sulla loro pelle una situazione veramente pesante. La ribellione dei sindaci può indicare alla classe politica che ci sono dei tempi (quelli attuali) che vanno rispettati».

Come guarda un protestante il Sinodo dei vescovi cattolici?

«Prima di tutto per i cattolici il matrimonio è un sacramento, per un protestante non lo è: siamo molto più liberi di discutere su questo aspetto, perché le forme che il matrimonio si dà sono variabili. Nel cattolicesimo c’è questa grossa rigidità, secondo i cattolici questa unione scende dall’alto, per noi cresce dal basso. A parte questo per i protestanti esistono tradizioni forti e importanti, e comunque cambiare mentalità non è affatto facile. Ma in questa assemblea, dal nostro punto di vista, sono successe due cose fondamentali: si è posto il problema, e si è detto chiaramente ai padri sinodali di cambiare atteggiamento e guardare alla realtà; secondariamente hanno vinto le persone che vogliono dei cambiamenti. C’è una forte opposizione interna, ma la maggior parte dei vescovi vuole cambiare il modo di vedere le cose. Ci vorrà del tempo, ma il fatto che la discussione ci possa essere è già un buon passo avanti. Papa Francesco ha detto cose importanti in chiusura del Sinodo: “bisogna lasciarsi sorprendere dal Dio delle sorprese”. Questo è l’atteggiamento del credente: affrontare i temi della fede non pensando di sapere già tutto o di possedere Dio. Ma essere aperti alle sorprese di Dio. Scoprire che Dio potrebbe pensarla in modo diverso da te. La prima chiesa cristiana si è fatta sorprendere: Israele diceva di no a Gesù Cristo e i pagani dicevano di sì. Questa non è forse una grande sorpresa?».

La tanto citata apertura di papa Francesco ha influito molto in questa discussione. Un altro esempio delle sue capacità comunicative?

«L’apertura di papa Francesco è sincera, un'apertura evangelica. Un modo di porsi molto vicino alla gente, e il mondo cattolico ne sentiva terribilmente il bisogno. Ho l’impressione che questo modo di atteggiarsi dia molta energia a quelle parti della Chiesa cattolica che lottano per il cambiamento. C’è davvero un vento nuovo che soffia, e soffia potente, speriamo che nessuno lo costringa. E quando soffia lo Spirito tutti i credenti devono essere contenti».

Foto: "Fieles siguen en Plaza de Mayo la Santa Misa en Roma desde Buenos Aires" di Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires - Flickr: Fieles siguen en Plaza de Mayo la Santa Misa en Roma. Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons.