La volontà che libera

Un giorno una parola – commento a I Tessalonicesi 5, 16-18

Io celebrerò il Signore con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie.
(Salmo 9, 1)

Siate sempre allegri; non cessate mai di pregare; in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
(I Tessalonicesi 5, 16-18)

La volontà di Dio non ha un grande peso nella pratica di oggi. La si identifica con i 10 Comandamenti, mal conosciuti, e con poco altro. Nelle decisioni si seguono le esigenze del lavoro e della vita personale. Non ci si chiede se quello che si sta per fare è volontà di Dio. Forse, si ha paura di ricevere una risposta scomoda. Dio può indicarci una via diversa da quella che stiamo percorrendo. La volontà di Dio suscita timore. Ma il timore è proprio la cosa più sbagliata, perché Dio non è contro di noi. Prima di ordinare, libera; non ci chiede nulla, se prima non ci ha liberato dal modo falso con cui concepiamo il nostro bene.

La liberazione ci è stata portata da Cristo; la volontà di Dio ci è indicata concretamente da lui. Non solo perché Gesù l’ha vissuta pienamente, ma anche perché la sua risurrezione ha cominciato a rinnovare e risanare le nostre vite. L’obbedienza non nasce da uno sforzo eroico, ma dal rinnovamento che l’Evangelo produce in noi. Poiché Dio ci ha liberato, ci chiede per cominciare di avere uno sguardo lieto sulla vita, ci chiede di pregare, ci chiede di rendere grazie. Un animo allegro perché fiducioso, la preghiera che si affida a Dio, la riconoscenza con cui diamo valore a ciò che abbiamo ricevuto, sono le condizioni da cui nasce, giorno per giorno, la nostra obbedienza alla volontà di Dio.

Foto: "Paris 9 - Printemps cupola (1)" di Selbymay - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.