Consacrati i primi pastori formati in Marocco

Il Sinodo della Chiesa evangelica in Marocco caratterizzato dall’avvio al ministero di 4 giovani che hanno studiato all’Istituto teologico “Al Mowafaqa” di Rabat. Una prima assoluta in 110 anni di storia

Il Sinodo della Chiesa evangelica in Marocco (Eeam) che si è concluso a Casablanca a metà novembre è stato caratterizzato dalla consacrazione dei primi pastori formati in seno alla chiesa stessa e non all’estero. Una prima assoluta nei 110 anni di storia del protestantesimo in Marocco, proprio nell’anno del cinquecentenario della Riforma avviata nel 1517 da Martin Lutero.

Una pietra miliare nella storia della Riforma nello Stato africano. I quattro candidati hanno seguito la loro formazione presso l’Istituto ecumenico di Teologia “Al Mowafaqa” di Rabat, l’ateneo creato 6 anni fa dalla collaborazione fra la locale Chiesa cattolica e la Chiesa evangelica in Marocco e che si caratterizza per una proposta universitaria teologica in lingua francese, radicata nel contesto marocchino, aperta all’incontro e al dialogo con le altre culture e religioni, per prima quella islamica. Il sostegno alla progettazione dell’iniziativa è giunta dalla Facoltà di Teologia protestante di Strasburgo e dall’Istituto cattolico di Parigi. Andriatsimalia Miora Nantenaina Freddie, Kasongo Ngole Kisuku Jean-Marie, Bayonne Tchicaya Jurauve e Luzeka Maximilien sono dunque entrati nella storia della Chiesa evangelica in Marocco che li ha prima accolti, provenienti da altri studi e attività, e li ha quindi accompagnati nella costruzione della Fede, formati alla teologia e consacrati infine al ministero, secondo la vocazione di ciascuno. 400 persone hanno assistito al culto di consacrazione.

Sotto lo sguardo di molti ospiti provenienti dalla Francia, dalla Germania, dagli Stati Uniti e di circa 60 delegati provenienti dalle 11 parrocchie che conta L’Eeam nel paese, i quattro si sono impegnati a lavorare per il compimento della missione della Chiesa, a rispettare le sue istituzioni e le sue decisioni, e di testimoniare Cristo tutti i giorni attraverso le azioni e le parole.

Ci è voluto più di un secolo dai tempi dei primi cappellani militari di quella che fu la Chiesa riformata di Francia in Marocco per vedere finalmente oggi pastori formati “in casa”. Ci voleva un Istituto apposito, creato con molte aspettative, e il cui elevato numero di iscrizioni rappresenta un segno di speranza per il cristianesimo del Sahel. In Marocco i cristiani sono una piccola minoranza – 80 mila in tutto, la stragrande maggioranza cattolici; i riformati sono circa tremila-, e il proselitismo è vietato secondo l'articolo 220 del Codice penale; le campagne di proselitismo verso i marocchini, sono punite da 6 mesi a 3 anni di reclusione.

Per il resto i lavori sinodali si sono sviluppati attorno all’inevitabile tema “faro” di quest’anno: “Ecclesia reformata semper reformanda”, con riflessioni sul ruolo della chiesa nelle società di oggi; al contempo si sono festeggiati per l’appunto i 110 anni di vita dell’Eeam.

Foto: Hassan Casablanca Islam Morocco

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