La penultima sequenza del Settimo sigillo (1956), il più noto dei film di Ingmar Bergman, prima della danza macabra finale vista da lontano dalla famiglia di attori girovaghi salvati dal protagonista, ha luogo nel castello del cavaliere Antonius Blok. Rientrando da una crociata, nella quale credeva di poter trovare Dio, ha incontrato violenza e morte, e Dio lo trova sacrificandosi per gli altri (i girovaghi, appunto). Ma prima che la Morte venga a falciar via gli altri personaggi insieme a lui, consuma con loro un ultimo pasto, nel corso del quale viene data lettura di un celebre brano biblico: «Quando l’Agnello ebbe aperto il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezzora...» (8, 1). In questa scena si trovano riassunte le due linee che ispirano il volume di Giampiero Comolli*, che si propone di sfatare un mito, quello della difficoltà di lettura dell’Apocalisse.

L’idea dell’autore è che, ben al contrario, questo sia un libro rasserenante e che il suo messaggio comunichi ai credenti che possono aver fiducia nel Dio che viene loro incontro; un Dio che fa saltare le coordinate dei tempi a cui siamo abituati e ci apre a un futuro di beatitudine. A precise condizioni, tuttavia: non c’è esperienza della fede (e certezza della grazia) se non nell’incontro con gli altri e nella dimensione comunitaria; e non c’è modo di farci raggiungere dal messaggio della grazia se non attraverso la lettura della Parola di Dio. Sembrano ovvietà: sappiamo bene che Dio è amore, che Egli si rivela nelle Scritture e ci incontra in Gesù Cristo; ma proprio quando abbiamo paura, quando siamo disorientati e sembriamo lasciarci avvincere dai «demoni che ci abitano nel profondo» (p. 88), proprio in questa situazione dobbiamo credere al racconto di Giovanni, che è «rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli diede [a Giovanni, ndr], per mostrare ai suoi servi le cose che devono avvenire tra breve...» (Ap. 1, 1 e, nel nostro libro, p. 47).

Comolli, con spiccata sensibilità verso i nostri moti dell’animo, segue l’adesione che noi possiamo dare alla rivelazione di Giovanni, il nostro «adeguarci» a ciò che leggiamo; la trasformazione che possiamo subire grazie a questa lettura. È questa, tra l’altro, una delle principali motivazioni di tutta la collana «Spiritualità» della Claudiana: chi legge uno di questi volumi, si trova sospinto a incontrare sempre più da vicino la Bibbia.

Come potremo scorgere, dunque, un futuro nel nostro presente? Mettendo da parte «i nostri discorsi interiori», per lasciare spazio alla lettura biblica e soprattutto a quella pratica del «ruminare» la Parola ricevuta, che G. Tourn richiamava (Riforma n. 32, p. 1) portando come esempio la traduzione che Olivetano fece del Salmo 1. Giovanni dice di aver avuto una grande rivelazione, non dice che a noi toccherà riceverla a nostra volta. A noi tocca disporci in ascolto della Parola: questo sarà per noi il luogo della rivelazione. A dispetto, poi, del carattere visionario e spesso terrorizzante di alcune immagini dell’Apocalisse, Giovanni ci richiama alla concretezza delle situazioni vissute su questa terra: ne sono testimonianza le lettere alle sette chiese, che annotano buone pratiche e criticità (pp. 111-113). In mezzo a questo tran tran (ma anche fra sospetti e persecuzioni) si muovevano i primi cristiani, e qui anche ci muoviamo noi. Come tutti, abbiamo bisogno di una prefigurazione di ciò che potrebbe incombere su di noi, di un «qualcosa deve accadere...» che promana dal film di Bergman: «ogni tradizione religiosa ha (...) elaborato la propria apocalisse» (e infatti il cap. 6 richiama il testo di Isaia 13, 6-11 – p. 156). Si tratta allora di disporci in silenzio, quel silenzio che dura «circa mezz’ora», necessario perché la preghiera dei santi possa salire davanti a Dio. Se seguiremo l’atteggiamento che ci viene richiesto, scopriremo che i nuovi cieli e la nuova terra «non riguardano un altrove soprannaturale (...) ma investono direttamente questo nostro mondo».

* G. Comolli, Apocalisse. Il libro del mondo rinnovato. Torino, Claudiana, 2017, pp. 224, euro 15,90.

Immagine: I Cavalieri dell'Apocalisse (1887) rappresentati da Victor Vasnetsov. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2649874

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