Tu hai preservato l’anima mia dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi da cadute
Salmo 116, 8

Epafrodito è stato malato e ben vicino alla morte; ma Dio ha avuto pietà di Lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perché io non avessi dolore su dolore
Filippo 2, 27

Che bello poter di ringraziare il Signore per aver superato una malattia che poteva portare noi stessi o un famigliare alla morte. Che bello poter condividere con altri le nostre gioie. Quando veniamo toccati da un problema di salute grave, possiamo cadere in depressione. Il dolore ci sovrasta, l’impotenza di poter trovare una soluzione ci rende fragili e pieni di dubbi. La ricerca della cura miracolosa ci può far cadere nella trappola di qualche malintenzionato. La paura ci assale, ancora di più se si tratta di una persona alla quale siamo molto legati. Sappiamo che la morte incombe e che non basta la nostra volontà di curarci o la scienza, per salvare noi stessi o una persona cara. Ci vuole una forza interiore che viene dalla fede, per non cadere nella disperazione. A volte nelle situazioni difficili la fede vacilla e la rabbia verso Dio diventa più forte di ogni ragione. La preghiera non riesce ad essere sempre un conforto. Ci vuole qualcosa di diverso, un amico, un’amica che ci prenda per mano e sappia ricondurci a Gesù risorto, alla speranza che tutto è possibile in Cristo. La guarigione è la risposta che ci aspettiamo, ma che non sempre arriva, la delusione di una preghiera non esaudita può portarci alla disperazione, ma il dolore può essere superato insieme a dei fratelli e sorelle di fede che sentiamo vicino. Di fronte ad un amico o un parente sofferente a volte ci viene voglia di scappare. Eppure se riusciamo a superare le nostre paure possiamo essere proprio noi quell’unica consolazione. I dolori della vita, insieme a chi ci vuole bene, possono essere superati e la forza della guarigione può scaturire in noi grazie all’amore sincero dal quale ci sentiamo circondati.

Immagine: di vadimguzhva, via istockphoto.com