«Il mantenimento dei luoghi simbolici ci aiuta a mantenere la memoria e l’apprezzamento che il mondo non valdese esprime verso la nostra chiesa». Questo un breve passaggio del discorso di Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, durante l’inaugurazione dell’edificio posto immediatamente a valle del luogo storico chiamato Coulege di Barba, in val d’Angrogna, poco distante dal tempio valdese di Pradeltorno. I barba (il termine significa zio nelle lingue romanze) furono nel Quattrocento i responsabili del movimento valdese; viaggiando in coppia, lungo itinerari definiti, visitavano i gruppi di credenti in forma clandestina, sotto mentite spoglie di mercanti, pellegrini.

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Documenti medievali attestano l’esistenza di una schola, di un centro di formazione a Pra del Torno. Agli inizi dell’Ottocento, si credette però di poterla indicare in un fabbricato a monte della borgata. A presentare i lavori conclusi Vito Gardiol, da poco presidente del Comitato per i Luoghi Storici delle Valli Valdesi, che ha lasciato subito la parola a un altro Gardiol, Paolo, presidente prima di Vito, che ha seguito tutto l’iter dei lavori. «La storia di questa piccola baita di montagna inizia diciotto anni fa, quando i proprietari, dei Benech residenti in Francia, decidono di metterla in vendita. Il rischio era quindi che qualcuno acquistasse la struttura, molto vicina al Coulege e la ristrutturasse. E non sempre le ristrutturazione avvengono nel migliore dei modi... La proposta del Comitato, avvallata dalla Tavola, è stata quella di comprare l’edificio per dieci milioni (di lire)». Da allora di anni ne sono passati molti e lentamente ha preso forma una piccola baita, con relativo forno, che al suo interno permette di avere una visione completa di ciò che succedeva nel Coulege attiguo e attorno a esso grazie ai pannelli esplicativi appesi alle pareti. «In questo momento di inaugurazione è doveroso fare dei ringraziamenti – ha continuato Paolo Gardiol –. Il tetto era crollato e altri numerosi lavori erano da svolgere per permettere di rendere fruibile la struttura. Guido Long è l’artefice materiale delle opere che con le sue capacità ha saputo ristrutturare senza far si che il cemento si vedesse, lasciando le pietre a vista. Inoltre i suoi consigli su come svolgere alcune interventi sono stati preziosi. Il ringraziamento va esteso anche a tutto il Comitato di cui sono stato a lungo presidente e al Moderatore che lo ha sempre sostenuto. Un valore aggiunto è stato quello di acquisire oltre all’edificio anche il diritto su una sorgente e quindi oggi, nel complesso del Coulege diventato bene culturale, è anche possibile bere a un bacias. E il ringraziamento qui va ad Adriano Chauvie, che si è occupato della pratica. Restano ancora alcuni lavori minori per completare il quadro. Quello più importante è la traduzione, su volantini, dei testi presenti sui pannelli che sono soltanto in italiano». La conclusione è stata affidata a Marco Di Pasquale che in una preghiera ha ricordato che «bisogna essere grati per poter toccare con mano quello che rimasto rinnovandosi».

La sala rimane aperta come il Coulege a tutti e ora anche i gruppi numerosi avranno un locale dove poter capire al meglio cosa è avvenuto nel passato in quei luoghi e un bel prato con fontana immediatamente fuori, per momenti di fraternità.

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