Ad aprile l’Etna è stato di nuovo in eruzione, una coincidenza che il curatore della mostra Escher a Catania, Marco Bussagli, ha subito notato, visto che proprio Escher era stato affascinato dall’attività del vulcano siciliano durante la sua permanenza sull’isola. La mostra dedicata all’artista olandese ha inaugurato il 19 marzo e si colloca nel suggestivo Palazzo della Cultura, luogo che, come lo stesso Bussagli suggerisce, in qualche modo interagisce con la mostra grazie alle sale un po’ labirintiche e al bellissimo cortile che si apre al visitatore creando un dialogo osmotico con la città. Una mostra che indaga una delle prime fasi del lavoro dell’artista nato a Leeuwarden il 17 giugno del 1898, quella della sua permanenza in Italia. Un percorso che, esplorando il Mediterraneo, l’ha portato anche in Spagna, all’Alhambra, dove prenderà spunto per la fase successiva della sua carriera artistica, quella della tassellazione.

A Catania la mostra rimane aperta fino al 17 settembre.

Qual è stato il rapporto di Escher con l’Italia?

«L’inizio della carriera matura di Escher avviene proprio in Italia dove lui approda nel 1921; poi si stabilisce a Roma, in via Poerio, dal 1923 al 1935. Tutta la prima parte dell’opera di Escher è dedicata ai paesaggi italiani che lui adora profondamente e da cui rimane affascinato anche perché, come si può immaginare, per un artista che viene da una nazione come l’Olanda che è sostanzialmente piatta è facile rimenare ammaliato dalle differenze orografiche che caratterizzano il nostro paese. La sua fonte di ispirazione è proprio il paesaggio: in maniera molto metodica nel periodo primaverile ed estivo degli anni in cui è stato in Italia, viaggia con tutti i mezzi, a dorso di mulo o con l’asino, ma anche a piedi, per andare a visitare i paesini dell’Abruzzo, della Calabria e, naturalmente, della Sicilia; l’autunno e l’inverno li dedica a tradurre i disegni che ha fatto, in straordinarie incisioni».

 

Sono questi i luoghi protagonisti della mostra?

«La mostra dedica una sezione alla Sicilia e a Catania in particolare. Escher si reca nell’hinterland della città per la prima volta nel 1928 perché è interessato alla vulcanologia: il suo fratellastro era un geologo al quale dedicherà un ex libris, il primo di una lunga serie che realizzerà e che rappresenta il vulcano. Quando sa di questa eruzione di cui parlano i giornali va sul posto e ritrae le colate di lava, ritrae le case circondate dalla lava e documenta questa straordinaria situazione che, tra l’altro, affascinava anche i siciliani i quali, secondo i giornali dell’epoca, mancava poco facessero il tifo per l’Etna contro il Vesuvio.

Fra il 4 e il 5 maggio del 1936 è a Catania e ritrae il porto con una splendida incisione che mostra il tramonto con la sagoma dell’Etna sullo sfondo. Precedentemente era già stato in Sicilia e si era lasciato ammaliare dalla bellezza di Palermo e Cefalù. Ci sono molte incisioni che testimoniano di un amore per niente superficiale.

Va via nel 1935 perché vede una deriva militarista del regime fascista non più controllabile; dirà che per lui è stato un dolore immenso lasciare l’Italia e da questa mancanza nasce tutta la seconda parte dell’opera di Escher che, non potendo più ritrarre i paesaggi italiani, decide di dedicarsi ai paesaggi interiori».

 

Com’è composto il percorso espositivo?

«È pensato in maniera tale che non ci sia solo una visione passiva: ci sono una serie di postazioni e di giochi che permettono al visitatore di sperimentare quello che Escher stava studiando, per esempio le leggi della Gestalt o gli elementi di composizione del piano. La proposta è interattiva e divertente, perché il visitatore è protagonista di un percorso che può tagliare come vuole e viene sollecitato dalle postazioni, ma anche da filmati e da restituzioni digitali delle opere che credo costituiscano un arricchimento all’opera di Escher».

 

Un’armonia artistica che in qualche modo unisce il nord e il sud Europa?

«È un modello per cui non ci sono contrapposizioni: rappresenta il meglio del rigore del nord con il meglio della creatività del sud, sollecitato della bellezza che il sud Europa, l’Italia e la Spagna in particolare, può offrire a una mente non comune. Escher ha una sensibilità tesa a cercare, all’interno della straordinaria bellezza della natura, quello che può essere un reticolo geometrico, scopre quello che risulta essere il mistero dell’esistenza nelle opere, che diventano metafore della relatività dell’ambiente: in queste scale che si intersecano e non si capisce se uno sta scendendo o salendo, non si sa dov’è il sopra e dov’è il sotto, si esprime la complessità del mondo che lui conosceva attraverso i suoi studi e la sua sensibilità di artista e studioso».

 

Immagine: By Hans Conrad Escher; upload by sidonius (talk) 15:19, 12 July 2008 (UTC) - Severin Perrig: Der Traum von einer kanalisierten Welt. Hans Conrad Escher von der Linth und das Linth-Kanalwerk. SJW Schweizerisches Jugendschriftenwerk, 2007., Public Domain, Link