Egli annienterà per sempre la morte
Isaia 25, 8

Sia ringraziato Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo
I Corinzi 15, 57

 

Un linguaggio duro, brutale, freddo: annientare. Certo, il gioco della squadra si deve adattare al rispettivo avversario: se è un avversario duro, ci vuole un gioco duro; se è un avversario brutale, il gioco dev’essere per forza brutale; se è freddo, ci vuole necessariamente freddezza, per vincere la partita. Il linguaggio è giustificato, imposto dall’avversario: la morte va uccisa, anzi, annientata, cioè cancellata anche la memoria della morte. Lo può fare solo Dio. Che sconfigge la morte. Ma la annienta solo con la risurrezione. Con qualcosa di assolutamente diverso dall’avversario, qualcosa che non è imposto dall’avversario, qualcosa che non trova giustificazione alcuna nell’avversario. Qualcosa di assolutamente diverso e nuovo.

Dio non vince in difesa, al negativo, ma in positivo, imponendo il suo gioco creativo: crea del nuovo che fa dimenticare del tutto il vecchio avversario. Annienta la morte, preparando un banchetto, un convito per l’intera umanità. Ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

Ricordiamo quel nuovo e diverso quando prepariamo in nostri conviti in questo periodo pasquale. Ricordiamo quel nuovo e diverso prima di ripagare ai duri la durezza, ai brutali la brutalità e ai freddi la freddezza; prima di farci imporre le nostre azioni dagli altri; prima di cercare la nostra giustificazione negli altri. Ringraziamo Dio per quel nuovo e diverso in mezzo a noi…

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