Quelli che sono piantati nella casa del Signore fioriranno nei cortili del nostro Dio. Porteranno ancora frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti
Salmo 92, 13-14

Il Signore vi faccia crescere e abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti
I Tessalonicesi 3, 12

 

L’albero dalle forti radici è da sempre un simbolo di rigogliosa vitalità. Non è un caso, ad esempio, che nell’abside della Casa valdese a Torre Pellice dove si svolge ogni anno il Sinodo lo vediamo dipinto, nella cornice delle montagne sullo sfondo, una forte quercia con le radici piantate nella roccia e i rami possenti che sostengono la Bibbia aperta con la scritta «sii fedele fino alla morte». È questa fedeltà, questo permanere saldi nel tempo che permette all’albero di fiorire, e di portare «fiori e frutti», come dice un vecchio inno che parla della fede e delle opere nelle diverse età del credente.

La fede, infatti, porta a operare, a produrre, a testimoniare con parole e attività. Tutti fiori e frutti che non sono dovuti all’energia umana, perché in realtà nessuno di noi può fare alcunché con le sue sole forze («siamo tutti mendicanti» furono le ultime parole di Lutero sul letto di morte: un genio straordinario e un grande credente che ha segnato la storia, eppure consapevole fino alla fine della propria umana debolezza e inutilità). Ma questo fiorire non è opera nostra, è dovuto alla benedizione divina.

Dobbiamo saper conservare lo stupore per il rigoglio del nostro fiorire, di età in età, dobbiamo saper provare sempre riconoscenza a Dio per il nostro fruttificare. Nella nostra realtà quotidiana, così vorticosa e svagata, spesso dimentichiamo di «rendere grazie», ci illudiamo che quanto facciamo e diciamo sia opera nostra, della nostra intelligenza, del nostro lavoro, della nostra cultura. Ci salva dall’arroganza la preghiera, la consapevolezza evangelica di essere «servi inutili», e portiamo con noi l’immagine gloriosa e poetica dell’antico salmista: quell’albero carico di fiori e frutti saldamente piantato anche nella vecchiaia «nei cortili del nostro Dio».

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