Il rogo di Serveto

Rubrica «Parliamone insieme», a cura del pastore L. Baratto, andata in onda domenica 5 marzo durante il «Culto evangelico», trasmissione di Radiouno a cura della Fcei

Un ascoltatore di Bologna scrive : «Caro pastore, in questo anno in cui festeggiate i 500 anni della Riforma protestante… sarebbe bene ricordare non solo i lati luminosi ma anche quelli oscuri del protestantesimo. So bene che i protestanti italiani, e in particolare i valdesi, sono stati duramente perseguitati… I protestanti però sono stati a loro volta dei persecutori: mi riferisco al rogo su cui venne arso Michele Serveto nel 1553 nella Ginevra del riformatore Calvino...».

Ebbene sì: sembra proprio che nessuno su questa terra sia immune dall’uso della violenza. Come cristiani vorremmo tanto poter dire che l’unico sangue versato che ci riguarda sia quello di Gesù sulla croce o quello dei martiri della fede. Invece dobbiamo fare i conti anche con il sangue degli eretici uccisi, dei dissidenti imprigionati, dei non cristiani passati a fil di spada nei paesi di conquista.

Allo stesso modo, come protestante vorrei poter dire di appartenere a una famiglia cristiana immune dalla violenza, ma purtroppo non è così. L’episodio citato nella lettera riguarda l’umanista spagnolo Michele Serveto che per sua sfortuna apparteneva a una categoria concordemente perseguitata da cattolici e protestanti: gli anti-trinitari. Proprio per aver negato la dottrina della Trinità - a suo parere non solo assente nelle Scritture, ma anche non sostenibile Bibbia alla mano, Serveto venne incarcerato dalle autorità cattoliche di Lione. Evaso, cercò una via di fuga, scegliendo sciaguratamente Ginevra. Qui fu riconosciuto e portato davanti a un tribunale che, sotto le pressioni di Calvino, lo condannò al rogo. Quella stessa Ginevra che fu il rifugio di tantissimi protestanti europei perseguitati, all’umanista spagnolo fu invece fatale.

Una bruttissima storia, che però contiene un particolare interessante, anche se purtroppo ininfluente per il povero Serveto. Quello che condannò Serveto non fu un tribunale ecclesiastico bensì civile e il diritto in base al quale fu giudicato non era quello di una chiesa bensì il diritto romano – che, ahimè, per gli anti-trinitari prevedeva proprio la morte. Le chiese protestanti non pensarono mai di dover istituire una inquisizione, ma si affidarono sempre ai tribunali civili. Quando dunque i magistrati riuscirono a sottrarsi alle pressioni ecclesiastiche, e con l’evolversi delle legislazioni nazionali, i roghi degli eretici non furono più possibili. Questa lezione, almeno, come protestanti l’abbiamo imparata: l’unica barriera che può arginare la violenza delle maggioranze e che può garantire la libertà delle minoranze; l’unica salvezza dalla violenza che, a causa delle nostre opinioni, altri possono infliggere a noi o che noi possiamo infliggere ad altri, è la laicità dello Stato. Che non sarà un precetto evangelico, ma è comunque un bene prezioso mancato a troppe vittime dei roghi cristiani – anche protestanti.