Ieri alle 16.30 a Barletta (Ba) si è svolta la cerimonia di scoprimento di una lapide in ricordo del linciaggio avvenuto nel 1866 che costò la vita a cinque battisti.

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Il contesto in cui si svolsero i fatti era quello di un’aperta ostilità, alimentata dal clero cattolico locale nei confronti degli evangelici. «In breve – si legge nel libro «I battisti a Barletta» del pastore battista Martin Ibarra – iniziò un processo che, facendo leva sul sentimento religioso, trasformò il piccolo gruppo di evangelici nel capro espiatorio di tutte le difficoltà vissute dalla popolazione». Tra queste, un’epidemia di colera e una carestia che colpirono la città tra il 1865 e il 1866 e di cui, si diceva apertamente dai pulpiti di molte parrocchie locali, la presenza degli evangelici sarebbe stata la causa. Fu così che scoppiò una sommossa popolare che le forze dell’ordine non riuscirono a sedare e che portò all’incendio del locale di culto evangelico e al linciaggio di diverse persone, tra cui cinque evangelici che vennero uccisi a bastonate più una sesta persona, cattolica, scambiata per evangelica.

La lapide commemorativa è stata posta sulla facciata esterna della chiesa battista in via Fernando D’Aragona, e ricalca quella originaria, realizzata all’indomani dell’eccidio, che venne compiuto in via Nazareth, dove si trovava il luogo di culto che fu attaccato e dato alle fiamme il 19 marzo 1866. Quella lapide nel dopoguerra fu fatta rimuovere.

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La cerimonia è stata introdotta dal pastore della locale chiesa battista, Nunzio Loiudice, che ha sottolineato che a Barletta, da circa 50 anni, è in corso un sincero cammino ecumenico condiviso dai battisti e da un gruppetto di cattolici. «La riconciliazione è un dono di Dio, ma la speranza è che questo cammino verso l’unità possa coinvolgere in città sempre più cristiani».

Sono intervenuti: mons. Giovan Battista Pichierri, arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie; Pasquale Cascella, sindaco della città pugliese; e il presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Ucebi), Giovanni Arcidiacono.

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L’arcivescovo Pichierri, evidenziando che la cerimonia cade non solo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ma anche nell’anno in cui si commemora il 500esimo anniversario della Riforma protestante, ha affermato: «Oggi camminando insieme non dobbiamo perdere di vista quello che il Signore Gesù ci dice: di essere uniti in lui, fondamento dell’unità». Richiamando poi l’importante incontro ecumenico tenutosi il 31 ottobre scorso a Lund (Svezia), dove ha partecipato anche il papa, ha esortato tutta la chiesa diocesana «a vivere l’ecumenismo spirituale e di carità con un’apertura a 360°, avendo come obiettivo fondamentale l’ascoltarci e il capire più nel profondo le radici della nostra storia e della nostra diversità, con la consapevolezza della ferita della divisione e della necessità di compiere passi verso l’unità, convinti che l’unica fede in Gesù Cristo ci rende giù un solo corpo».

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Il sindaco Cascella ha sottolineato l’attualità della Riforma protestante a distanza di 500 anni dalla sua nascita. «Questa targa ci consente non solo di cominciare a curare una ferita, “riformando” qualcosa che non ha funzionato bene nella storia di questa città, ma anche di riprendere un percorso per poter essere comunità responsabili e consapevoli della propria storia e del proprio destino».

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Il presidente dell’Ucebi, Giovanni Arcidiacono, ricordando che la tragica morte dei 5 battisti fu causata dall’ostilità da parte della società barlettana più conservatrice verso una minoranza evangelica e da una parte del clero che vedeva minacciata la propria egemonia confessionale, ha affermato: «Oggi la minaccia dei fondamentalismi religiosi si concretizza nella semina di odio e morte in diversi paesi europei e in altri continenti ed è strumentalmente utilizzata dalle forze conservatrici e xenofobe per impedire l’accesso in Europa e nel nostro paese di immigrati e di rifugiati, ergendo muri odiosi che lasciano milioni di persone in condizioni fisiche particolarmente disumane. L’apposizione di questa targa commemorativa serve non solo a restituire ai cittadini di Barletta la memoria storica della strage, ma soprattutto invita le generazioni di oggi e quelle future a costruire una convivenza libera e civile, fondata sul primato della coscienza, sulla libertà religiosa, sulla giustizia e la pace fra i popoli, valori sanciti dalla nostra Costituzione Repubblicana».

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Nella giornata di ieri era prevista la cerimonia per scoprire un’altra lapide, questa volta in via Nazareth, dove si trovava il luogo di culto che fu attaccato e dato alle fiamme il 19 marzo 1866, nella quale si faceva esplicito riferimento alla richiesta di perdono formulata lo scorso anno dall’arcivescovo Pichierri. «Questa seconda cerimonia – ha affermato Pichierri nel suo intervento – non è stato possibile realizzarla oggi per varie contingenze. Ma io non metto da parte questa proposta che, mi auguro, possa presto concretizzarsi».

La strada da compiere insieme è ancora lunga, ma il cammino di riconciliazione tra battisti e cattolici a Barletta è cominciato.

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