Molti dicono di me: «Non c'è più salvezza per lui presso Dio!». Ma tu, o Signore, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo
Salmo 3, 2-3

Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio, lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!». E Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!»
Marco 1, 40-41

«Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla», recita una tra le migliaia di citazioni che da anni spopolano in rete, attribuita al leggendario saggio e filosofo cinese Lao Tse. Questo povero bruco non è consapevole del suo destino. Chiuso nel suo bozzolo, si vede crescere, cambiare, perdendo bellezza e avvicinandosi a qualcosa che gli ricorda più morte che vita, più fine che inizio. Il miracolo della natura che lo vedrà trasformarsi in una farfalla leggera e variopinta, è un mistero ignoto alla sua percezione di sé e del mondo attorno a lui. Gli altri vedranno la trasformazione, lui vede solo avvicinarsi la sua fine. Il salmista e il lebbroso, di cui oggi ci parlano il Salmo 3 e la buona notizia secondo l’evangelo di Marco, la pensano esattamente al contrario. Sono gli altri a pensare che siano alla fine, che per loro tutto sia perduto. Il primo ha perso la salvezza, il secondo sta perdendo il suo corpo sotto l’inesorabile avanzare della lebbra. Sono bozzoli di una umanità perduta, senza appello. Il salmista e il lebbroso, invece, semplicemente credono. Hanno fede, e di questo vivono. E poiché vivono della loro fede, nonostante tutto, sanno che Dio è la loro salvezza, sanno che li rialzerà, li risanerà, rialzerà il loro capo e sanerà le loro piaghe. Non importa se il resto del mondo li ha già abbandonati: Dio non li abbandonerà. Il lebbroso sarà anzi toccato dalla stessa mano di Gesù. E il salmista grida a tutti che Dio è la sua gloria: nell’ebraico, come nel greco delle Scritture, gloria è manifestazione, azione di Dio sotto gli occhi – spesso increduli – dell’umanità. Una gloria che sappiamo essere categoria esclusivamente divina, ma che passa anche attraverso le nostre ferite, i nostri fallimenti, il nostro dolore. Il nostro peccato. E non sarà una gloria nostra, ma gloria di Dio manifestata nella nostra vita, anche nelle sue pagine più scure. E la nostra vita, per fede, può rialzarsi nel volo leggero di una farfalla.

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