Il regno di Dio

Un giorno una parola – commento a I Corinzi 4, 20

Tu m’hai anche dato lo scudo della tua salvezza, la tua destra mi ha sostenuto
Salmo 18, 35

Il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza
I Corinzi 4, 20

Per dei cittadini che hanno abolito 70 anni fa la monarchia parlare di regno non significa usare un termine ormai uscito dall’orizzonte mentale? Senza un re può esistere un regno? Sì perché il concetto svincolato dal mondo politico ha assunto una sua autonomia e mantiene una sua valenza ed esprime il concetto di un ambito di realtà retto da un potere: il regno della bontà, della finanza, del male.

In questo senso regno di Dio può significare che esistono situazioni, ambiti della vita che traggono ispirazione dalla sua presenza, che per i cristiani significa la realtà dell’evangelo.

Secondo l’apostolo il mondo di Dio, il suo “regno”, l’ambito in cui la sua presenza è riscontrabile in modo evidente, e quello in cui non lo è, si definiscono con due termini: parole e potenza.

Qui parole non significa, come nella canzone ben nota, discorso che lascia il tempo che trova, suono che si perde nell’aria, anche se molto spesso le nostre parole sono così, anche quelle religiose, e neppure significa che alle parole si debbano contrapporre i fatti, parlare meno agire di più.

Le parole hanno un senso se si sanno usare, quando sono pertinenti e raggiungono la mente istruiscono, quando toccano il cuore consolano; quelle del regno di Dio, che hanno il suo marchio sono altro, danno spazio a una realtà diversa, sono potenza.

Il termine è quanto mai ambiguo, suggerisce pensieri di dominio: le Potenze (con la maiuscola), immagini di morte, la potenza militare; il suo significato originario, come risulta dalla radice del termine greco, è semplice: dinamica.

Nei nostri «regni» la potenza si realizza in potere cioè dominio, nel regno di Dio nel creare spazi di vita.

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