Il 30 aprile 1986 nasce la Rete

Trent’anni fa si cominciava a navigare: Internet ci fa guadagnare tempo, sta a noi decidere come usarlo

Il 30 aprile 1986 il Cnr di Pisa si connette ad Arpanet, la rete nata alla fine degli anni Sessanta prima con scopi militari e poi per collegare tra loro le università. Qualcuno si ricorderà il film del 1983 “Wargames” in cui un ragazzino da un microcomputer Imsai 8080 — simile al Commodore 64 e allo ZX Spectrum — tramite un modem si collegava al sistema di difesa nucleare statunitense e, pensando di essere in un videogioco, rischiava di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale. Bene, la Rete già c’era: solo che era prerogativa di alcuni militari e di alcuni accademici in pochi paesi… e di tutti gli hacker del mondo.

Arpanet è considerato il precursore di Internet. La Rete come la conosciamo noi nasce in realtà il 30 aprile 1993, quando il World Wide Web (creato al Cern di Ginevra nel 1991) diventa di pubblico dominio. A 30 anni dal primo collegamento italiano ad Arpanet e a 23 dall’inizio ufficiale della rivoluzione Internet, proviamo a sfatare alcuni miti sul Web.

«Internet è roba per giovani». Nell’ultima intervista rilasciata da Rita Levi Montalcini prima di morire, a Riccardo Luna che le chiedeva «Qual è stata la più grande invenzione del ‘900?», rispose: «E me lo chiede? Internet!» La grande scienziata avrebbe compiuto 101 anni il giorno dopo.

Altro esempio: il pioniere di Internet nel protestantesimo italiano fu Giorgio Girardet, all’epoca già docente emerito di Teologia Pratica alla Facoltà Valdese. Ben prima di Facebook, ben prima di Riforma.it!

Con tutti i distinguo si tratta, però, di due professori. Certo. Tuttavia, chi legge queste righe avrà in mente diverse persone anziane con cui è in contatto tramite Internet e derivati, in maniera più regolare ed efficace rispetto ad altri mezzi di comunicazione.

La rivoluzione di Internet non è una marker generazionale, ma coinvolge tutti e tutte indistintamente.

«Stai perdendo tempo appresso a Internet / Non sono relazioni vere quelle di Internet». Quando si legge — su Facebook, poi! — che una volta si stava meglio, che una volta si parlava di più, che una volta c’era tempo che si dedicava a fare una passeggiata o a fare altro, si tratta di distorsioni romantiche della realtà. Semplicemente oggi si fanno molte più cose, anche grazie ad Internet.

Basti pensare allo sviluppo degli elettrodomestici. Una volta si lavavano i panni al fiume, oggi c’è la lavatrice a casa, che può lavorare mentre noi facciamo altro. Appunto, facciamo altro. Ecco perché c’è la sensazione che ci sia meno tempo. Lo stesso vale per Internet: faccio la spesa senza andare al negozio, compro un biglietto aereo senza andare in agenzia viaggi. Nel tempo risparmiato faccio altro.

Sull’autenticità delle relazioni: prima dell’avvento di Internet, le relazioni erano molto limitate. A parte felici eccezioni, le prime famiglie post-patriarcali avevano difficoltà a costruire relazioni al di fuori del ristretto nucleo familiare. Grazie alla Rete, oggi è diverso. Sono relazioni autentiche? Sono relazioni, poi sta a noi renderle autentiche.

«Internet è protestante». Ah no, scusate, questo non è un mito. Questo è vero.

Ne riparliamo però un’altra volta, magari al prossimo compleanno del World Wide Web!

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