Le religioni al plurale a scuola: via al dibattito

Sabato 2 aprile si apre a Torino un convegno internazionale organizzato dal Centro «Piero Calamandrei»

L’insegnamento della materia «Storia delle religioni e del libero pensiero» nella scuola. Per una prospettiva scientifica, laica e aconfessionale in Italia alla luce delle esperienze in Europa. È questo il titolo del Convegno internazionale che il Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica «Piero Calamandrei» di Torino ha organizzato in collaborazione con l’Associazione XXXI Ottobre, l’Università degli studi di Torino, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, il Consorzio Iers, la Fondazione Benvenuti in Italia e Uva – Universolaltro.

I lavori, ospitati dal Circolo dei Lettori di via Bogino 9, si svolgeranno nella sola giornata di sabato 2 aprile, dalle 10 alle 19.30. Tre le sessioni previste, tutte aperte al pubblico: ad una prima tavola accademica seguirà un giro di «testimonianze» sulle esperienze italiane e quindi una sessione più specialistica, di carattere giuridico-politico, cui prenderanno parte anche politici regionali e nazionali. Nel corso della mattinata accademica, moderati dal professor Gian Enrico Rusconi, interverranno Mariachiara Giorda, professoressa di Storia delle religioni all’Università di Bologna; Giovanni Filoramo, professore di Storia del cristianesimo all’Università di Torino; Silvana Ronco, ultima presidente dell’Associazione XXXI Ottobre; Alessandro Saggioro, professore di Storia delle religioni a La Sapienza di Roma; Manlio Graziano, professore di geopolitica all’Università Sorbonne di Parigi; Francesca Cadeddu, ricercatrice presso la Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII; Tim Jensen, presidente dell’International Association for the History of Religions e Massimo Raveri, professore di religione e filosofia dell’Asia orientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Il secondo panel, dedicato alle esperienze italiane d’insegnamento delle religioni nelle scuole, ospiterà tra le altre due voci evangeliche: Giuseppe Platone, pastore della chiesa valdese di Milano e Silvia Facchinetti, portavoce della Federazione Giovanile Evangelica Italiana (Fgei). Abbiamo chiesto a entrambi di anticipare i nuclei dei loro interventi.

«Per quanto mi riguarda – ha dichiarato il pastore Platone – interverrò in qualità di membro del Forum delle religioni a Milano, che compie i suoi primi dieci anni di vita e che nel 2013 ha stilato un’apposita carta, detta appunto “Carta di Milano”, sul rapporto delle religioni con le istituzioni pubbliche e la società civile. L’occasione sarà propizia per illustrare i risultati di “Incontriamo le religioni del mondo”, un progetto sulla conoscenza delle religioni presenti in città promosso dall’assessorato all’istruzione di Milano. Il percorso ha coinvolto direttamente il Forum, e ha cercato di promuovere la conoscenza delle diversità religiose, di sviluppare una conoscenza intersoggettiva, di trasmettere il senso di rispetto nei confronti di coloro che vivono scelte diverse dalla tua. In che modo? Si è trattato di un ciclo di “non-lezioni” tenute in classi terze, quarte e quinte di 8 scuole primarie e di 5 istituti comprensivi di Milano, per un totale di 24 classi e 559 alunni. Incontri gestiti non necessariamente da preti, pastori e imam, professionisti della religione, ma da semplici persone di fede, da membri di diverse comunità religiose che ospitati all’interno delle ore di religione, di alternativa o di altre materie curricolari hanno illustrato alle classi (riunite) la loro realtà di credenti. Tutti gli intervenuti, sabato lo sottolineerò, lo hanno fatto a titolo gratuito, e l’approccio è stato esperienziale, non sistematico. Si è parlato di ricorrenze, di tradizioni, di come si affrontano le fasi di passaggio della vita, della nascita e della morte, delle feste e dei lutti. Si è partiti dalla vita vissuta e non dall’astrattezza teorica, sempre attraverso le testimonianze dei protagonisti. Un percorso spontaneo, che ha messo in luce in maniera naturale le affinità e le differenze religiose. Tutto questo in un evidente spirito di laicità, sottolineando proprio la necessità che le istituzioni pubbliche rimangano laiche nel rapportarsi a questa ricchezza spirituale. Abbiamo un interesse democratico, giuridico, civile a favorire l’emersione di questo ”underground religioso”. Perché è questo l’antidoto ad ogni degenerazione violenta, figlia anche dell’enorme ignoranza religiosa che ci circonda. Una vita non basta a conoscere il protestantesimo, figuriamoci le altre religioni! Chi in Italia ha mai letto il Corano?».

Dal canto suo, Silvia Facchinetti porterà al Convegno il suo doppio bagaglio d’esperienza, maturato nella Fgei e nella scuola pubblica, dove insegna. «Partirò da che cos’è la Fgei, mettendo in luce le peculiarità della nostra federazione, che nasce a fine anni Sessanta come luogo di formazione a partire dal binomio fede-politica. La laicità è dunque al centro della nostra riflessione. Ho intenzione di citare gli esiti di una ricerca svolta da Emanuela Riccio, membra del Consiglio della Federazione, che nel 2010 sottopose un questionario sull’esperienza scolastica a tutti gli iscritti Fgei, per sapere se avessero deciso di avvalersi di attività alternative all’ora di religione cattolica e come queste ore venissero effettivamente impiegate. Ne emerse un’esperienza molto variegata, dipendentemente dalla regione e dell’ordine delle scuole. Buona parte degli intervistati lamentarono la mancanza di una reale alternativa all’ora di religione cattolica, talvolta nella prassi vissuta come non opzionale. È un tema che oggi mi tocca da vicino perché al momento insegno «alternativa» in una scuola media in Barriera di Milano. Sulla base della mia esperienza posso dire che l’”ora di religione” al singolare è sempre più una posizione insostenibile, nel senso che è anacronistica. La scuola dove insegno io è in un quartiere multiculturale, i ragazzi della mia classe provengono da quattro o cinque nazionalità diverse, tant’è che io, docente alternativa, ho quasi metà della classe. Mi confronto ogni giorno con il collega di religione, una persona valida e aperta; mi ha spiegato il suo programma che di fatto prevede già una panoramica generale sulle varie religioni; dovrebbe essere un’ora di religione cattolica, ma nella realtà capita spesso che i contenuti non siano già più strettamente confessionali. Dal punto di vista della laicità la vera anomalia rimane il metodo di reclutamento di questi insegnanti, un risvolto che a mio giudizio provoca gravi ineguaglianze».

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Foto: via pixabay.com, di https://pixabay.com/it/users/stokpic-692575/, CC0 Public Domain

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