Signore, la terra è piena della tua bontà; insegnami i tuoi statuti
Salmo 119, 64

Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri
I Pietro 4, 10

La lode del Salmista, prorompe dal suo cuore, il mondo è bello e buono, perfetto, pieno com’è della sapienza, bellezza e bontà di Dio che si riflettono e rilucono nelle sue opere, in primo luogo nella creazione stessa.

La bontà di Dio, che è uno con la sua bellezza e la sua sapienza, non resta confinata, pur nel suo splendore, nelle meraviglie che il mondo apre di volta in volta all’ammirazione dei nostri occhi per la loro bellezza, all’aprirsi del nostro cuore per la loro bontà, alla contemplazione della nostra mente per la loro perfezione, che vi scorgiamo, pur nel limite della nostra condizione umana e creaturale.

Essa ha agito ed agisce, infatti, nella divina Parola, che, pronunciata, formò i mondi (Ebrei 11, 3) e ancora li regge e governa, ma in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi (Ebrei 1, 2).

La Parola, per mezzo della quale i mondi e noi stessi siamo stati creati, s’è incarnata per noi, prendendo la natura umana, in Cristo Gesù ed è venuta a cercarci e prenderci per salvarci.

In Lui, in Cristo, gli statuti di cui il Salmista fa cenno, sono pienamente compiuti: dire insegnami i tuoi statuti è pregare, allora, così: «Fa’, Signore Iddio, che io riconosca in Gesù tuo Figlio, la tua Parola che, nell’Evangelo che libera e salva, porta a perfezione la tua Legge e, per la tua bontà, ci apre l’infinito e luminoso orizzonte dell’eternità senza tempo né fine».

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