«La lotta alla mafia (…) non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Meno di un mese dopo avere pronunciato queste parole Paolo Borsellino sarebbe saltato in aria, con la sua scorta, in una assolata strada di Palermo, in un clima opprimente che rimarrà per sempre appiccicato sulla pelle dei palermitani che, come me, lo hanno vissuto.

La strategia di aperta sfida allo Stato dei corleonesi si è rivelata suicida: leggi importanti sono state approvate per contrastare il fenomeno mafioso; polizia e magistratura italiane hanno sviluppato capacità uniche al mondo nell’opera di repressione. Ma 25 anni dopo quelle parole rimangono di straordinaria attualità, perché la sfida decisiva rimane quella culturale, morale, religiosa e aggiungerei politica.

Se devo pensare alle parole d’ordine per l’impegno antimafia di oggi, da credente e cittadina direi infatti: esempio; libertà; Politica.

Da protestanti non amiamo i santini e respingiamo l’idea che esistano esseri umani perfetti, dalla vita esemplare. Ma da quando lavoro con i bambini sperimento sempre più il potere educativo del racconto di vita di persone che, in momenti cruciali, hanno saputo opporsi al male e compiere scelte coraggiose per il bene comune. Penso, da ultimo, agli occhi dei bambini delle scuole elementari – alla manifestazione anti-camorra in cui rappresentavo la nostra chiesa evangelica – incollati sul poliziotto in sedia a rotelle che raccontava, in un silenzio carico di attenzione (raro in bambini così piccoli), le motivazioni della sua lotta per la giustizia, non fermata dalle pallottole camorristiche che lo avevano reso invalido.

Non agiografie, ma biografie significative, dunque.

E servono uomini e donne liberi, cresciuti con il fresco profumo di libertà, il senso profondo (che nell’Evangelo trova un fondamento unico e fermo) dell’inaccettabilità di qualunque potere umano che pretende di esercitare sulle coscienze e sulla vita delle persone il condizionamento della violenza, della sopraffazione, della prepotenza (e su questo piano l’azione delle Chiese credo sia fondamentale).

Ma non basta: nella Napoli in cui mi trovo da pochi mesi (più che nella Palermo che ho lasciato alcuni anni fa) molte, troppe persone pensano ancora che la mafia conviene, dà lavoro e ordine, protegge. Su questo piano la sfida la può vincere solo una Politica che si mostri capace di creare e supportare con azioni coerenti la fiducia che cambiare conviene. Non siamo messi bene, temo, a questo livello...

Immagine: Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4230331

Interesse geografico: