Nel giorno della prosperità godi del bene e nel giorno dell’avversità rifletti. Dio ja fatto l’uno come l’altro, affinché l’uomo non scopra nulla di ciò che sarà dopo di lui
Ecclesiaste 7, 14

So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica
Filippesi 4, 12- 13

 

Salta subito agli occhi la difficoltà di proporre l’inizio di questo versetto a molte persone che incontriamo quotidianamente. Difficile dire: «fa’ come Paolo, che sapeva vivere nella povertà». Sembra quasi un lavarsene le mani di fronte alla condizione altrui, se non un’offesa nei confronti di chi è povero. Proporre questo testo all’uomo che lava i vetri della tua auto al semaforo è quasi una sfida al buon senso. E che dire della difficoltà di proporlo al giovane migrante e alla giovane immigrata che per sfuggire dalla fame hanno subito violenze indicibili e corso ogni sorta di pericolo nell’attraversare il deserto e il mare? Queste persone sono la dimostrazione vivente di chi non può e non vuole accontentarsi di vivere nella fame e nella miseria. Non meno problematica è la condizione di molti nostri giovani in cerca di lavoro, di molti che sono stati licenziati, di quanti sono andati ad ingrossare le fila delle nuove povertà e che sono costretti a mendicare un pasto e un posto letto.

Sbaglieremmo, se prendessimo le parole di Paolo per un assurdo precetto. Egli ci parla a partire della sua propria esperienza. La povertà di cui parla non è stata una scelta di vita, alla Francesco d’Assisi. Non la chiama «sorella». L’apostolo Paolo ha incontrato la povertà mentre era in viaggio verso una meta posta al di là dell’abbondanza e della privazione. Egli non si lascia catturare né dalla ricchezza né dalla povertà, perché il suo obiettivo era vivere come missionario e testimone di Cristo. Non trae la sua forza dai beni che può procurarsi o che gli vengono donati. Non è la ricchezza che gli dà forza, né l’ascesi della povertà. Lo confessa a chiare lettere. La sua forza non deriva dalle cose che lo circondano e nemmeno da qualcosa che egli si attribuisce come dono o merito personale. Paolo afferma che può ogni cosa in virtù, per la forza, che gli dà il suo Signore. Egli solo lo fortifica e in lui solo Paolo trova la forza per andare oltre e proseguire la sua missione.

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