L’Italia cade in basso, imbrigliata su se stessa: saluti romani e tirapugni esibiti con vanto; nostalgie di carnefici nazisti declamati tra inni e cori sguaiati; bombe carta e dichiarazioni politiche che esplodono in parole che lasciano il segno. Questa è la fotografia di una «normale giornata di follia», quella di ieri, ritratta nella rassegna stampa preparata dal portale dell’ebraismo italiano, Moked.

Nelle città italiane paralizzate dai «tassisti» in protesta, la Capitale è la più segnata, devastata da infiltrati che, sulla scia dell’insoddisfazione generale, cavalcano tra i «boia chi molla» di ingloriosa memoria vecchi cavalli di battaglia, ma la maleducazione, in generale, regna sovrana.

Mentre ciò accade esplode un’altra notizia «bomba», quella delle dimissioni di chi, come il direttore dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) della Presidenza del consiglio, Dipartimento Pari Opportunità, Francesco Spano, (per cause ancora in corso di accertamento) che dovrebbe sorvegliare gli atteggiamenti pericolosi e discriminanti, invece, pare agevolare associazioni non degne di esserlo. 

Spano è «sbattuto» in prima serata dal noto programma di Mediaset Le Iene, per aver finanziato finte associazioni culturali legate alla rete omosessuale e nelle quali, in realtà, sarebbero celate attività sessuali e prostituzione.

Uno scoop mediatico, certamente, un disastro per chi crede e apprezza l’operato dell’Ufficio antidiscriminazioni; uno «smacco» per l’ente preposto alla tutela di tutti noi da possibili derive razziste e xenofobe e diffamatorie e designato alla tutela delle minoranze culturali, sociali e etniche e linguistiche. 

Poi l’ultima «ciliegina sulla torta» che sarebbe stata «pane quotidiano» per il lavoro dell’Unar (e per l’Ordine dei giornalisti), se non fosse che ora si trova «sotto la lente» mediatica, penale e istituzionale, e dunque senza operatività. 

La giornalista e scrittrice Dijana Pavlovic, serba di origini rom, poi denuncia, attraverso un post sulla sua pagina facebook, che un collega de il Fatto quotidiano.it avrebbe definito in un articolo, senza remore, la lingua di rom, sinti, kalè, manouche e romanichals, ossia 12 milioni di Rom residenti in Europa come un: «codice di criminali organizzati, rom e sinti», l’articolo in effetti c’è ed è «cliccabile» senza problemi.

Andiamo per ordine e vediamo il primo dei tre fatti: tra gli arrestati di ieri, in occasione dei disordini avvenuti a Roma, c’è Giuliano Castellino, lo ricora Moked citando un articolo uscito sul Corriere delle Sera: «il suo nome è legato alle proteste dei Forconi, alle manifestazioni in ricordo del boia delle Ardeatine Erich Priebke, all’incursione in Campidoglio con saluti romani contro la sostituzione del logo di Roma Capitale con quello scelto dall’allora sindaco Ignazio Marino Rome&You».

Nostalgie nazi-fasciste che si affiancano a proteste, senza voler entrare nel merito, di persone che difendono il loro lavoro. Fatti gravi quelli avvenuti ieri a Roma per diversi motivi, e in particolare – come ricorda Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) su questo sito – perché «la progressiva secolarizzazione sociale e il ritorno a chiusure, “muri” e populismi, sono segnali che richiamano i vecchi “fantasmi” del passato». 

È un peccato constatare, dunque, che un organismo importante come l’Unar, che già nel 2014 vide le dimissioni dell’allora direttore Marco De Giorgi per aver finanziato alcuni opuscoli destinati alle scuole additati di contenere una «ideologia gender» e per delle polemiche intercorse con la presidente nazionale di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, e che oggi, non ha perso l’occasione per tornare alla carica chiedendo la chiusura dell’Ente discriminazioni, oggi non possa intervenire e denunciare queste pericolose derive, ma invece sia impegnata a difendersi da accuse.

L’Associazione Carta di Roma, però, attraverso un comunicato ne sostiene l’importanza, l’impegno e dell’azione contro le discriminazioni: «A prescindere dalla vicenda […] ricordiamo che l’Unar, istituito nel 2003 in ottemperanza alla direttiva europea 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, svolge da tempo in maniera imparziale una essenziale funzione di garanzia», scrive ancora Carta di Roma (nata per dare attuazione all’omonimo protocollo deontologico voluto dall’Ordine dei giornalisti), che opera attraverso il monitoraggio su media tradizionali e nuovi in merito al racconto dell’immigrazione: «oggi è più che mai essenziale il compito dell’Unar, quello di vigilare sull’operatività degli strumenti di tutela contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere tali discriminazioni». 

Infine, e arriviamo al terzo antefatto, il giornalista Giuseppe Pietrobelli, lo scorso 20 febbraio, scrive: «Tutte le organizzazioni criminali hanno dei codici, più o meno sofisticati, per comunicare in modo efficace e, soprattutto, criptato. Non fanno eccezione, ma su ampia scala, i sinti e i rom impegnati in attività illecite che adottano una specie di esperanto, molto raffinato». 

Dijana Pavlovic non ci sta e chiede l’immediata rettifica online e l’intervento dell’Ordine dei giornalisti: «Sono veramente sconvolta, la mia lingua è diventata il “codice” dei criminali! Neanche Del Debbio è arrivato a tanto! L’ignoranza è una bestia pericolosa ma se viene da chi ci deve raccontare la verità diventa mortale […]. Questa lingua proviene dal sanscrito (e questo ha consentito nell’800 di individuare l’origine indiana dei Rom) e si è conservata per 1500 anni nonostante persecuzioni secolari, un genocidio e la mancanza di uno Stato. Io, direttore (Peter Gomez, ndr), come la grande maggioranza del mio popolo, non sono membro di nessuna organizzazione criminale, parlo quattro lingue delle quali la più cara per me è quella che hanno parlato per secoli i miei antenati, quella che fu usata per le preghiere prima di finire nei forni crematori e nelle camere a gas, quella usavano le donne rom e sinte per maledire chi le sterilizzava e portava via i loro figli perché afflitti di un inguaribile “gene nomade” nel sangue. Questo “codice” è la lingua della minoranza più numerosa in Europa».

Lo scorso settembre per la Giornata Europea della cultura ebraica l’Ucei aveva scelto il tema «Lingue e dialetti ebraici» proprio per promuovere il patrimonio culturale della tradizione ebraica. 

Tanto per ricordare, e per monitorare.

Immagine: via Pixabay

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