Lavoro e dignità

Rubrica «Finestra aperta» a cura del pastore Massimo Aprile, andata in onda domenica 18 dicembre durante il «Culto evangelico», la trasmissione di Radiouno a cura della Fcei

Ecco uno dei brevi scambi di battute tra Sir e il suo maggiordomo di nome Lloyd, una invenzione narrativa, nata dalla penna di Simone Tempia autore del libro Vita con Lloyd. I miei giorni insieme a un maggiordomo immaginario. «Lloyd, qui dentro si gela». «C’era una certa aria di rassegnazione nella sua quotidianità e ho ritenuto utile aprire le finestre sul futuro, sir». «Lloyd, ma così mi si raffredderà anche il poco entusiasmo rimasto». «Sir, credo che a volte cambiare aria sia indispensabile per capire ciò che scalda davvero la nostra vita». «In effetti oggi si respira meglio, Lloyd». «Lo penso anche io, sir».

Questo è il mio ultimo intervento per la rubrica «Finestra aperta» del Culto evangelico che ho avuto il piacere di curare per cinque anni. I miei interventi sono stati un tentativo di aprire la finestra, almeno un’anta, per far circolare un po’ d’aria nelle stanze della fede. Accogliere la sfida a confrontarsi con i fatti della vita, non tanto per esprimere una opinione cristiana a tutto tondo su ogni questione, ma per cogliere l’occasione di una riflessione che mettesse in relazione la parola del Signore con la nostra quotidianità. Non mi sono sottratto al compito di commentare fatti di cronaca nera e vicende di costume inquietanti, ma ho anche cercato, qualche volta con fatica, di trovare buone notizie, buone pratiche, comportamenti umani da imitare. E vorrei concludere proprio con uno di questi.

A Milano, nella città in cui vivo, per la positiva interazione tra alcune pasticcerie, una cooperativa sociale e una associazione onlus, si è realizzato un  microprogetto di avviamento al lavoro per giovani ragazze vittime di abusi o violenze domestiche. Obiettivo, imparare a fare il panettone «per bene». Una piccola iniziativa dal basso che mi ha ricordato che non esiste migliore terapia che il lavoro. Così anche un simbolo della tradizione dolciaria natalizia è divenuto refolo di aria fresca, che entra dalla finestra nelle stanze della nostra città e che parla di gioventù e di disagio, ma anche di dignità e di lavoro.

Questo è il mio augurio natalizio anche per il governo appena costituito. Auguro al presidente del Consiglio e alla sua compagine di compattare adesso il popolo italiano sul «sì» a quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro come fondamento della vita della nostra repubblica. Cogliere e valorizzare i tanti segnali che vengono dal basso, come quello citato, che indicano che migliore terapia contro populismi, svolte autoritarie, disagio giovanile, è il lavoro da declinarsi insieme alla dignità della persona. Fare di tutto ciò una forte proposta politica per il presente e per il futuro.

Nella parabola dei lavoratori delle diverse ore, con linguaggio provocatorio, Gesù riconobbe la dignità del salario, perfino a coloro che avevano avuto minori opportunità. A ciascuno fu dato secondo il bisogno e nel rispetto della sua dignità.Buon Natale e buon lavoro, soprattutto a chi non si è rassegnato e continua  a cercarne uno.

Buona vita a tutti.