Qualche settimana fa, in Olanda, si è iniziato a discutere della possibilità di estendere l'eutanasia anche a chi considera compiuta la propria vita. Dal 2002 la legge permette di porre fine alla propria vita per chi soffre di dolori insopportabili e senza speranza di guarigione. Ne parliamo con l'avvocata Silvia Rostain della Commissione Bioetica della Tavola Valdese.

Cosa pensa della proposta?

«Alcuni la chiamano una nuova sfida sui diritti. Forse lo è infatti ha diviso l'opinione pubblica, come il caso dell'eutanasia su un minore in Belgio :è una tematica che riguarda tutti. Quasi tutti abbiamo avuto vicino qualcuno con sofferenze terribili: cosa è giusto fare? Cosa è lecito fare in questi casi? Ma considerare la vita compiuta e porvi fine è un caso diverso: si ha davvero il diritto di decidere autonomamente per ragioni che vanno al di là della sofferenza di uno stadio terminale? Si ha davvero il diritto di decidere della propria vita in questo senso? Uno Stato ha grandi difficoltà nel valutare questa possibilità».

Non c'è un po' di retorica del dare questo limite di intervento sulla propria vita, che in altri casi non c'è?

«Un conto è parlare di eutanasia come espressione massima di autonomia, indipendenza e autodeterminazione, un altro è l'eutanasia come un atto egoistico o dato dall'abbandono da parte di altri. Sono calata nella realtà italiana, per esempio e sono molto spaventata dal pendio spigoloso che spesso si può prendere. In Olanda il confronto su vita e morte si fa da tanti anni, la legge è del 2002 ed è diverso il sistema nel quale i medici sono coinvolti, che solo in un secondo momento possono essere giudicati da una commissione nel caso di complicazioni. In Italia è tutto l'opposto. Occorre potenziare i sistemi di assistenza e di welfare: se vogliamo dire che l'eutanasia deve essere l'ultima soluzione possibile, ci devono essere altre possibilità. Altrimenti è giusto che lo stato paghi per aiutare una persona a porre fine alla propria vita quando non si riesce ad assisterla quando è viva?».

A che punto è una regolamentazione in Italia?

«Sul fine vita sono state realizzate 15 proposte di legge che adesso sono all'esame. Si è voluto distinguere del fine vita, che verrà trattato da una altra commissione, e sulle direttive anticipate di trattamento, sulla previsione della figura del fiduciario e così via. La commissione è spaccata in due: ci sono proposte di legge che mirano a impedire la possibilità di scegliere all'individuo, dall'altra si vuole lasciare spazio. Una legge è necessaria, perché il paziente ha il diritto a ottenere gli strumenti affichè la propria volontà sia sempre rispettata a prescindere dalla propria condizione. È giusto poterla esprimere in una proiezione per il futuro attraverso le dichiarazioni anticipate e parimenti il medico ha diritto di operare con serenità sapendo di essere tutelato. Le quattro grandi tematiche (eutanasia, suicidio assistito, sospensione dei trattamenti sanitari e cure palliative) spesso vengono confuse, ma occorre porre chiarezza con regole semplici che tutti possono seguire».

Immagine: via Pixabay

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