L'amico segreto

Rubrica «Finestra aperta» della trasmissione di Radiouno «Culto evangelico» curata dalla Fcei, andata in onda domenica 30 novembre

In tempo di crisi la solidarietà è ancora più necessaria. E così oggi capita spesso di vedere chiese cristiane impegnate a organizzare una mensa per i poveri, o la raccolta di abiti usati per indigenti, o altre forme di assistenza per le persone più colpite dalla congiuntura. In questo modo le chiese ricordano che la solidarietà è una virtù morale incardinata nell’evangelo come espresso dalla famosa parabola del Samaritano, il quale si fermò per dare soccorso a un uomo vittima di aggressione, dimentico della sua appartenenza culturale, etnica o religiosa. Si moltiplicano così le iniziative di solidarietà, ma si moltiplicano ancor di più le richieste di aiuto perché la fascia di popolazione colpita è molto ampia e coinvolge a volte quegli stessi che si impegnano nella solidarietà.

Quando da giovane pastore animavo, insieme ad altri, campi estivi per adolescenti, spesso facevamo il gioco dell’amico segreto. Qualcuno dello staff metteva, senza farsi riconoscere, un piccolo dono, spesso un pezzo di cioccolato, sul letto di uno dei ragazzi partecipanti. Il donatore restava rigorosamente anonimo. In tal modo, si contribuiva a creare durante il campo, tra ragazzini, un clima di reciproca fiducia. Non di rado, a riprova del gradimento, il gioco era proseguito dai partecipanti stessi.

Credo che questo abbia analogie anche per un intero paese. La solidarietà compassionevole del pasto caldo e del ricovero è assolutamente necessaria, ma bisogna andare oltre. Bisogna che la solidarietà ridiventi sociale, anonima, se vogliamo che essa non generi sudditanze ma piuttosto un clima diffuso di fiducia.

Nel secolo scorso le chiese evangeliche hanno più volte incoraggiato la formazione di società così dette di mutuo soccorso, una sorta di cooperative ante litteram, per rafforzare i legami di solidarietà sociale nel segno della libertà e della partecipazione. Oggi l’esempio più mirabile di solidarietà, a mio avviso, è quella del donatore di organi, o di midollo, che non conosce chi sia il suo beneficiario e dal quale non è conosciuto. Una solidarietà generosa e consapevole, dal respiro universale. Un dono che non si trasforma in debito.

La nostra Costituzione nell’articolo 2 riconosce la solidarietà tra i valori fondanti del patto tra i cittadini, stabilendo così la connessione diretta tra il riconoscimento e la garanzia dei diritti fondamentali della persona e, cito letteralmente, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e socialeı.

Due cose rendono davvero speciale il Samaritano della parabola raccontata da Gesù: il fatto che si fermi a dare soccorso all’uomo aggredito cambiando radicalmente l’agenda dei suoi impegni, e il fatto che dopo aver agito in suo favore sparisca, senza lasciare neppure un bigliettino da visita a cui far giungere un ringraziamento.

Usciremo da questa crisi solo se sapremo rilanciare la solidarietà, ciascuno per quel che gli compete, in maniera personale, sociale, economica e politica.

Fonte: "G. Conti La parabola del Buon Samaritano Messina Chiesa della Medaglia Miracolosa Casa di Ospitalità Collereale" by G. Conti - Accascina. Licensed under Public domain via Wikimedia Commons.